I consigli della nutrizionista

Dal Blog

Lo sapevi che…

Quali sono le regioni italiane nelle quali si consuma più sale?
Quali sarebbero gli effetti sulla salute di una dieta completamente priva di sodio?
E ancora: qual’è la metropoli che multa i ristoratori se non indicano sul menù l’apporto di sale dei diversi piatti?

Sono solo alcune delle curiosità che illustriamo a seguire.

La guerra all’infarto e all’ictus comincia dalla tavola. Ridurre l’assunzione di sale di un terzo nei prossimi dieci anni è uno dei nove obiettivi globali fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità contro le malattie non trasmissibili. Ecco perché l’agenzia delle Nazioni Unite per la sanità lancia un appello a tutti i Paesi, affinché intraprendano azioni contro l’abuso di sale in cucina, principale fonte di sodio nella dieta.

Ed ecco in sintesi suggerimenti e consigli per capire quali sono gli alimenti a maggior concentrazione di  sale e come ridurne l’assunzione giornaliera:

 

Quali sono gli alimenti a maggior contenuto di sodio?

Secondo l’Oms, non bisognerebbe assumere più di 5 grammi di sale da cucina al giorno. Ma oltre a quello che si usa per condire, c’è quello nascosto negli alimenti. Il sodio si trova naturalmente in molti alimenti, dal latte (circa 50 mg di sodio per 100 g) alle uova (circa 80 mg/100 g). Ma si trova anche, in quantita’ molto piu’ elevate, in alimenti trasformati, come pane (circa 250 mg/100 g), salatini (circa 1.500 mg/100 g) o condimenti quali la salsa di soia (circa 7.000 mg/100 g).

 

Quali sono gli effetti collaterali del sale per la salute?

Il sale aumenta la pressione arteriosa e l’ipertensione, ricordano gli esperti, moltiplica il rischio di cardiopatie e attacchi di cuore. E ancora: il sale fa male allo stomaco, aumenta le quantità di calcio nei reni ed è causa di malattie cerebrali. Il consumo eccessivo di sale favorisce anche la ritenzione idrica e la formazione di edemi. Infine, il sale stimola l’appetito: più una pietanza è salata, più si ha voglia di continuare a mangiarne. Il sale può essere, quindi, anche se indirettamente, responsabile dell’aumento di peso. In media ogni persona introduce 10 grammi di sale al giorno: circa il doppio della dose complessiva raccomandata proveniente da ogni fonte (inclusi cibi processati, pasti già pronti e pietanze cucinate a casa), e cioè meno di 5 grammi al dì (pari un cucchiaino scarso di tè) e ancora meno nella dieta di bimbi e ragazzi dai 2 ai 15 anni di età.

 

Quali sono le linee guida dell’OMS per l’assunzione giornaliera di sale?

Le linee guida dell’OMS raccomandano un consumo giornaliero di sale inferiore ai 5 grammi e di 3.510 mg di potassio per un adulto. Inoltre, l’OMS ha rivolto una particolare attenzione anche alla regolazione del consumo di sale per i bambini, che deve essere adatta al peso, all’altezza e all’energia consumata durante la giornata.

 

OMS: il decalogo per i consumatori.

La guerra alla saliera si combatte ogni giorno anche a casa. Ecco i consigli dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità ai consumatori:

  • leggere il contenuto di sale in etichetta quando si comprano cibi già preparati;
  • togliere dalla tavola saliere e bottiglie di salse salate;
  • limitare la quantità di sale aggiunto cucinando al massimo un quinto di cucchiaino da tè al giorno;
  • limitare il consumo di prodotti ad alto contenuto di sale;
  • educare i gusti dei bambini abituandoli a una dieta composta in maggioranza da cibi non processati e senza l’aggiunta di sale.
  • preferire l’assunzione di sali iodati per aiutare il funzionamento della tiroide

 

1,7 milioni di morti potrebbero essere evitati ogni anno se tutti consumassero meno di 5 grammi di sale da cucina al giorno
(Fonte: l’Oms – Organizzazione Mondiale della Sanità).

Il consumo di sale nella popolazione italiana adulta è significativamente maggiore nelle regioni del Sud in confronto a quelle settentrionali e centrali. In particolare in Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata il consumo medio si attesta oltre gli 11 grammi al giorno contro valori inferiori ai 10 grammi in tutte le altre regioni (Fonte: “Geographic and socio-economic variation of sodium and potassium intake in Italy”, Professor Francesco Cappuccio)

la prima città a correre ai ripari è stata New York: dall’inizio del 2016 le catene di ristoranti, fast food, caffetterie (con almeno 15 locali in tutti gli Stati Uniti) sono obbligate a segnalare nel menu, mettendo il simbolino di una saliera, i piatti che contengono più di 2,3 grammi di sodio (il limite massimo raccomandato, come consumo ideale, per l’intera giornata).

I locali a New York devono anche aggiungere l’avvertimento che assumere troppo sodio è un rischio per la salute. Chi non lo farà, prenderà una multa di 200 dollari, pari a circa 185 euro.

Il sodio è uno dei due componenti del sale da cucina (l’altro è il cloro). Sulle etichette delle bottiglie di acqua e nelle tabelle sulla composizione degli alimenti trovi indicati i milligrammi di sodio che ci sono in 100 grammi di ogni cibo o in 1 litro di acqua minerale.

un etto di sale è costituito da circa 40 g di sodio e 60 g di cloro. Quindi devi dividere il sodio per 40 e moltiplicarlo per 100 (per esempio i 2,3 grammi di sodio considerati come il confine da non superare a New York corrispondono a 5,75 grammi di sale, un po’ più di quanto definito ottimale dall’Oms).

per passare dal sale al sodio devi dividere per 100 e moltiplicare per 40 (i 5 grammi di sale suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità valgono, quindi, come 2 grammi di sodio).

È stato calcolato che, se rispettassimo i consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il rischio di avere un ictus si ridurrebbe del 23% e quello di ammalarsi di cuore del 17%.

Il profilo della nutrizionista

Elisabetta Orsi, nutrizionista e naturopata, si occupa da vent’anni di nutrizione e terapia naturale, basando la propria filosofia sulla regola: un’alimentazione naturale e una regolare attività motoria sono le basi per un corretto stile di vita. La sua filosofia si basa sulla Nutraceutica ovvero cibo funzionale, molto più utile dell’integrazione di sintesi perché i cibi naturalmente ricchi di proprietà benefiche in un regime alimentare completo e bilanciato agiscono in prevenzione e mantenimento della salute oltre a migliorare le performance atletiche dello sportivo. Ha lavorato come responsabile del servizio dietetico dell’Ospedale S. Raffaele di Milano dal 1985 al 1995 e negli stessi anni ha collaborato con A.C. Milan per la parte nutrizionale della prima squadra. Ha collaborato (1992-95) con la FISI per i programmi nutrizionali e di integrazione degli atleti tra i quali Di Maio, Belmodo e Di Centa. Dal 1998 è titolare di QI Studio s.r.l. un centro di medicina integrata per il benessere globale dell’individuo. Collabora dal 2000 con il Dr. Gabriele Rosa del Marathon Center di Brescia (2000 ad oggi), è esperta in nutrizione sportiva, ha seguito per anni e segue tuttora sportivi professionisti ed amatoriali di ogni disciplina. È stata nutrizionista ufficiale della F.I.G.C Nazionale di Calcio Italiana per i Mondiali 2014.

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